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| Il Fascismo e La conquista dello Stato |
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* suggerimenti o correzioni per questa pagina? scrivi ad atortelli@gmail.com In Malaparte Fascismo e Comunismo non sono realtà opposte, ma due frutti dello stesso albero. E anche quando scelse con decisione la prima strada, non smise di manifestare una certa simpatia per il comunismo rivoluzionario. Con questa ambiguità di fondo - e una buona dose di arrivismo - il 20 settembre 1922 Sucker si iscrisse al Partito fascista. O meglio al fascio fiorentino, di cui era esponente di spicco un altro pratese, Tullio Tamburini. E fu grazie a lui, probabilmente, che pochi giorni dopo - il primo ottobre, a soli 24 anni - divenne segretario della federazione sindacale della provincia di Firenze (che peraltro, in quel periodo, contava soltanto 7.400 iscritti in tutta la Penisola). Nonostante questo, nell'ottobre del 1922, Malaparte non partecipò alla Marcia su Roma, l'evento simbolico più importante dell'ascesa del Fascismo in Italia. Nella Capitale Sucker ci arrivò comunque poco dopo, abbandonando l'incarico sindacale. Per alcuni mesi fece ritorno a Parigi con la "missione" - fallita - di convincere a tornare in Italia alcuni esuli che avevano rifiutato il Fascismo. In quel periodo il suo Fascismo si fece militante anche in campo letterario. Nel 1923, infatti, pubblicò il libro "L'Europa vivente: teoria storica del Sindacalismo nazionale" nella collana "I problemi del Fascismo" (di cui era direttore) della casa editrice La voce (di cui poi diventò direttore). Nel libro si sostiene che il Fascismo rappresenta una sorta di Controriforma adottata dall'Europa sudorientale, la parte del Continente non toccata dalla Riforma luterana (il cui frutto sarebbe stato invece il Socialismo). Ma l'opera - in cui tra l'altro, ereticamente, si sosteneva l'antimodernità del Fascismo - non ebbe grande successo. Nello stesso anno Malaparte ebbe, forse, il suo primo incontro diretto con Mussolini (vedere il capitolo su "Malaparte e le millanterie"). Nel 1924, quindi, Malaparte ottenne la nomina a Ispettore generale politico del Pnf. Ma per il partito era un momento difficile dalla sua nascita, perché il 10 giugno un gruppo di fascisti rapì e uccise il deputato socialista Giuseppe Matteotti (il Duce fu considerato subito il mandante) e il clima del Paese si fece ancora più caldo. Esattamente un mese dopo Suckert fondò - grazie ai finanziamenti del deputato Giuseppe Barattolo (già proprietario del Mattino di Napoli) - la rivista La conquista dello Stato, che - pur povera di mezzi - vantava collaboratori di tutto rispetto (Giuseppe Bottai, Alessandro Pavolini, Elio Vittorini etc). Dalle colonne di quel giornale Malaparte si distinse per la volontà di porsi come il primo dei fascisti, scavalcando perfino Mussolini a destra (o a sinistra), e - in articolo del 21 dicembre - arrivò perfino ad accusarlo pubblicamente di eccessiva debolezza-moderazione invitandolo a forzare la mano oppure a rassegnare, "sia pure momentaneamente, il mandato rivoluzionario affidatogli". Su questa linea, peraltro, Malaparte non era solo. E Mussolini, con il discorso del 3 gennaio 1925, accontentò la sua base instaurando di fatto la dittatura. Già il giorno dopo "La conquista dello stato" uscì con un articolo che criticava il governo e affermava: "ha obbedito all'appello rivoluzionario delle provincie. Staremo a vedere se il cannone ch'egli ha sparato col discorso di sabato era caricato a polvere o era caricato a palla". Risposta: il giornale fu subito sequestrato. |
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